Se non perseveri cocciutamente, la migliore idea resterà solo un’idea

Il segreto del mio successo? Uno percento ispirazione, 99 percento traspirazione. (Thomas Edison)

Credere nella visione di qualcosa e di qualcuno è abbastanza semplice, e così pure aderirvi all’inizio. Per gioco, per noia, perché è talmente lontana dal mio mondo che la trovo buffa, perché chi la propone alla fine è un bravo ragazzo o perché mi rompe talmente le scatole che, per togliermelo di mezzo, aderisco al suo progetto…

Alla visione di un business segue poi una previsione, sulla base della quale si inizia a dare forma al progetto. L’entusiasmo è alto, e la prima raccolta di capitali dai possibili investitori, per le motivazioni sopra indicate, arriva.

Sulla base delle previsioni, la visione prende forma in un progetto e necessita di quell’ingrediente che è l’uso della ragione. Va alimentata costantemente. La ragione è coinvolgere nel progetto persone capaci e che facciano uso della concretezza, che controbilancino la passione del visionario e diano equilibrio.

Ma spesso le previsioni sono fallaci, se non in termine di progetto, quasi sempre in termini di tempo. Le cose non arrivano nei tempi previsti (spesso auspicati ma non sempre possibili) ed ecco che i primi abbandonano il progetto e ci mettono una pietra sopra. Fine del sogno per tutti.

Ogni tanto ci si può imbattere anche in progetti in cui il visionario e il team hanno il seme della perseveranza che è l’essenza della vita, lo sforzo per l’esistenza. Purtroppo questo micro seme, molto molto raro, lo si scopre, se esiste, solo dopo, difficilmente può essere individuato a priori.

Grazie a questo, il team perseverante si imbatte in altri investitori, nuovi, che riconoscendo in lui questa capacità e trovandosi di fronte a un progetto più maturo, investono nell’iniziativa: finalmente diventa una azienda di fatto.

Tutto a posto? Non è detto: ogni azienda, anche la migliore, si trova nel suo percorso di crescita, per cause esogene, ad affrontare delle difficoltà, che possono mettere in discussione la vita stessa dell’azienda. Ed ecco l’abbandono anche dei secondi investitori.

Ma il caso, l’imprevisto, che prima ha messo in ginocchio l’azienda, può essere fattore anche del suo rilancio, a patto che, come disse Pasteur, “il caso aiuti solo le menti già pronte”, cioè quelle aziende cresciute nella ragione e nella perseveranza.

 

La perseveranza in persona

Nel 1994 una persona investe tutta se stessa, e sulle basi della sua visione raccoglie 150 mila dollari da investitori terzi.

Purtroppo le sue previsioni, in termini di tempo, sono sbagliate, e i suoi primi investitori lo abbandonano. Eppure persevera, trova altri investitori e nel 1997 quota l’azienda a 1,5 dollari: il valore del titolo, sulla base delle previsioni, e in questo caso anche di fattori esterni favorevoli, tocca i 100 dollari in due anni.

Tutto a posto? Certo che no: a causa di forze esogene, le previsioni in termine di tempo non si avverano, quindi gli investitori lo abbandonano e il titolo perde il 95%!

Ma la perseveranza rimane: con il passare del tempo, le previsioni cominciano a coincidere con la visione iniziale. Oggi il titolo vale quasi 2 mila dollari, con un guadagno del 130 mila%.

Quanti hanno effettivamente guadagnato da ciò? Solo cinque investitori e il management: i perseveranti!

Se il visionario perseverante struttura la società con persone capaci e razionali, e ha la fortuna di imbattersi in investitori altrettanto perseveranti, sarà un successo.

 

P.S. Volete sapere qual è l’azienda? È Amazon, la seconda azienda nella storia, dopo Apple, ad avere superato nell’agosto 2018 il valore di oltre mille miliardi di dollari. Le sue azioni sono cresciute del 109% negli ultimi 12 mesi, del 75% da gennaio.

E chi è la perseveranza in persona? Jeff Bezos, naturalmente.

Articolo pubblicato su V+ Magazine