Di Pier Federico Carrozzo, Dottore Commercialista.

Articolo pubblicato su Brescia e Futuro 01/2021

 

Il PIR è una sorta di “contenitore” nel quale il risparmiatore, allo scopo di beneficiare di alcune agevolazioni fiscali in termini di esenzione da tassazione, deve collocare degli investimenti finanziari che rispettano determinate caratteristiche, specifici vincoli di composizione e limiti quantitativi.

 

C’è la versione 1.0, quella 2.0, la 3.0 e anche quella “alternativa”. Di cosa stiamo parlando? Dei Piani Individuali di Risparmio (i c.d. PIR che rappresentano uno strumento che può consentire al risparmiatore di assumere un ruolo attivo nello sviluppo economico dell’Italia (soprattutto in un contesto storico come quello del post pandemia COVID nel quale fa ripresa dell’intero sistema assurge a priorità). I PIR, infatti, hanno lo scopo di  canalizzare il risparmio privato italiano (stimato in oltre 4.400 miliardi di euro) verso le imprese, soprattutto quelle piccole e medie, in perenne ricerca di cenati di finanziamento alternativi a quelli bancari. Spesso abbiamo sentito e/o letto che le finanza è speculazione disancorata dalla economia reale… ebbene i PIR, all’opposto, si propongono di diventare un ponte virtuoso che collega i risparmi delle famiglie con il mondo delle PMI. Allo scopo di stimolare e incentivare questa importante funzione economicosociale dei PIR, il legislatore italiano ha varato un complesso di agevolazioni fiscali a favore dei loro sottoscrittori, anche in modo da incrementarne il rendimento effettivo rispetto ad e/tre forme di investimento finanziario che sono contraddistinte da livelli di rischio inferiori o da maggiori gradi di liquidabilità.

 

Cosa è il PIR

Si tratta di una sorta di “contenitore” nel quale il risparmiatore, allo scopo di beneficiare di alcune agevolazioni fiscali in termini di esenzione da tassazione, dava collocare degli investimenti finanziari che rispettano determinate caratteristiche (per natura e tipologia), specifici vincoli di composizione (in termini di soglie minime di investimenti in particolari imprese) e limiti quantitativi (sia per valore complessivo degli investimenti che per soglie massime di concentrazione del singolo investimento). ll tutto con l’impegno che gli investimenti inseriti nel “paniere” siano detenuti per almeno cinque anni (il c.d. “periodo minimo di possesso”). · Come si costituisce il PIR La costituzione del “contenitore” da parte del risparmiatore può avvenire attraverso:

  • un rapporto di gestione del portafoglio con un intermediario finanziario abilitato esercitando l’opzione per l’applicazione del regime del c.d. “risparmio amministrato”;
  • un rapporto di custodia o di amministrazione. anche tramite società fiduciaria, esercitando l’opzione per l’applicazione del regime I del c.d. “risparmio amministrato”;
  • la stipula di un contratto di assicurazione sulla vita o di capitalizzazione che rispetti i requisiti di investimento richiesti dalla normativa.

I PlR “tradizionali”

I PIR versione 1.0 nascono nel 2017 e riscuotono l’interesse dei risparmiatori (come dimostra la raccolta dì circa 11 miliardi di euro nell’anno del debutto poi cresciuta a quasi 15 miliardi nel 2018), li successo è stato indubbiamente determinato dai significativi incentivi fiscali introdotti dal Legislatore: non applicazione della tassazione per i redditi finanziari derivanti dagli investimenti inseriti nel piano di risparmio ed esenzione ai fini dell’imposta di successione. I PIR 1.0 potevano essere costituiti fino al 31/12/2018. I PIR 2.0 sono i piani di risparmio costituiti a partire dal 1 gennaio 2019 e fino al 31/12/2019. Nella categoria dei PIR “tradizionali” rientrano, da ultimo, i PIR versione 3.0 costituiti a partire dal 1′ gennaio 2020.

Il Piano Individuale di Risparmio “tradizionale”, per fruire del trattamento fiscale agevolato. deve possedere le seguenti salienti caratteristiche:

  • può essere sottoscritto soltanto da persone fisiche residenti fiscalmente in Italia;
  • non deve superare l’ammontare di 30.000€ annui e di 150.000€ complessivi su base quinquennale;
  • gli strumenti finanziari di uno stesso emittente (come ad es., le azioni di una singola società) non devono essere superiori al 10% dell’investimento totale;
  • la liquidità disponibile su conti correnti bancari o postali non può eccedere il 10% dell’ammontare complessivo dal piano;
  • almeno il 49% dell’investimento totale deve essere destinato a strumenti finanziari emessi da imprese italiane o europee con stabile organizzazione in Italia, anche non negoziati in mercati finanziari regolamentati;
  • almeno il 17,5% dell’investimento totale del PIR deve essere investito in strumenti emessi da società non quotate o da società quotate in mercati regolamentati diversi dall’indice FTSE MIB quali l’AIM ITALIA (mercato di Borsa dedicato alle piccole e medie imprese) o il segmento STAR (mercato di Borsa che si riv4Ige alle imprese di media e grande capitalizzazione);
  • almeno il 3.5% dell’investimento totale del PIR deve essere investito in strumenti finanziari di imprese “small Cap” non inserite negli indici FTSE M 1B e FTSE MID CAP della Borsa Italiana;
  • l’investimento deve essere mantenuto per un periodo minimo pari a cinque anni. Tuttavia, in caso di cessione dell’investimento finanziario inserito nel PIR prima dei cinque anni, se il corrispettivo dello smobilizzo viene reinvestito entro 90 giorni in altro strumento “Pir compliant”, il periodo di possesso dello strumento venduto si somma a quello del nuovo strumento sottoscritto;
  • non deve contenere strumenti finanziari emessi da soggetti residenti in Paesi fiscalmente opachi e non collaborativi;
  • non deve contenere partecipazioni sociali considerate qualificate 1
  • ciascun risparmiatore non può essere titolare di più di un PIR e, nel contempo, ogni PIR non può avere più di un titolare (con la conseguenza che è escluso che un PIR possa essere cointestato a più soggetti). Peraltro. pur non essendo possibile essere contemporaneamente titolari di più PIR è, invece. possibile essere titolari di più PIR non contemporanei nell’arco della propria vita (con la conseguenza che il risparmiatore potrebbe chiudere un PIR e sottoscrivere un nuovo piano di risparmio anche nel corso dello stesso anno).

I PIR “alternativi”

L’obiettivo dei PIR “alternativi”, introdotti a decorrere dal 19/05/2020, è quello di utilizzare il risparmio come risorsa finanziaria della collettività indirizzandolo su investimenti tendenzialmente illiquidi al fine di assicurare risorse, in termini cli capitali, all’imprenditoria italiana delle piccole e medie imprese. Mentre nella loro forma “tradizionale” i Piani Individuali di Risparmio privilegiano le imprese italiane quotate, nella loro versione “alternativa” i PIR puntano sulle imprese italiane non quotate. Una piccola rivoluzione, dato che normalmente questo genere di soluzioni dì investimento è di solito caratterizzato da un livello di rischio più elevato e, quindi, particolarmente adatto agli investitori “private’ e “affluent’ che, per loro natura, hanno un profilo di propensione al rischio più articolato e un approccio più paziente per i tempi di ritorno dell’investimento. Questa tipologia di investimenti si rivolge, quindi, a risparmiatori che hanno due caratteristiche importanti: un patrimonio adeguato per garantire la giusta diversificazione dell’investimento complessivo e una adeguata conoscenza finanziaria per comprendere le caratteristiche del prodotto in termini di rischi e di illiquidità. Per potenziare la capacità dei PIR di convogliare il risparmio privato verso il mondo delle piccole e medie imprese viene prevista la possibilità di detenere contemporaneamente ad un PIR “ordinario” o “tradizionale” anche un PIR “alternativo” sfruttando appieno le relative agevolazioni fiscali. Infatti, per gli investitori i PIR “alternativi” possono costituire un’opportunità di notevole appeal considerato che:

  • possono beneficiare. come per i PIR “ordinari”, di fiscalità zero su dividendi e capitai gain;
  • sono esenti, come i PIR “ordinari”, da imposta di successione;
  • godono, qualora costituiti dal 1° gennaio 2021, di un credito d’imposta che può consentire di sterilizzare e coprire eventuali perdite/ minusvalenze rinvenienti da investimenti effettuati nel corso dell’anno 2021. Il meccanismo di “tax credi(‘ (che si propone di compensare gli investitori per la maggiore illiquidità e il più elevato rischio dell’investimento) consiste in un credito d’imposta fino al 20% delle somme complessivamente investite nei PIR “alternativi” (con l’importante avvertenza che il plafond di commisurazione del 20% comprende anche gli investimenti fatti negli anni successivi). Sotto il profilo operativo, il credito d’imposta sarà utilizzabile in 10 quote annuali di pari importo direttamente in dichiarazione dei redditi, ovvero in compensazione mediante F24 a partire dall’anno che segna la fine dei cinque anni di detenzione dell’investimento (ovvero dal 2026);
  • qualora sia apportata nel PIR “alternativo” la partecipazione detenuta in una start up innovativa o in una PMI innovativa è possibile cumulare i benefici fiscali propri del PIR, sopra illustrati, con la detrazione fiscale (del 30% o del 50% a seconda dei casi} che compete a favore dell’investitore che partecipa al capitale di rischio delle società iscritte nella apposita sezione del Registro delle Imprese dedicata alle imprese innovative.

È interessante osservare che i PIR “alternativi”. a differenza dei PIR “ordinari” possono includere:

  • non solo investimenti nel capitale di rischio delle imprese ma anche la concessione di presiti e finanziamenti a favore delle imprese stesse (capitale di debito);
  • anche quote sociali di SRL che non sono oggetto di offerta al pubblico (mentre il PIR “tradizionale” può contenere soltanto quote di SRL offerte al pubblico di regola attraverso piattaforme di crowdfunding}.

Nel contempo, fermo restando il periodo minimo di possesso quinquennale dello strumento finanziario che deve essere rispettato per non decadere agevolazioni fiscali, ulteriori differenze rispetto al PIR “tradizionale” sono rinvenibili sia nel plafond massimo investibile che nel vincolo di composizione del “contenitore” e nella soglia massima di concentrazione del singolo investimento. In particolare:

  • il tetto massimo investibile (che può fruire delle agevolazioni fiscali) sale a€ 300.000 all’anno e a€ 500.000 nell’intero arco temporale minimo di durata del piano;
  • la soglia di concentrazione del singolo investimento sale dal 10% al 20%;
  • almeno il 70% del valore complessivo del piano deve essere investito in strumenti finanziari, anche non negoziati in mercati regolamentati, emessi da imprese “small Cap’ non inserite negli indici FTSE MIB e FTSE MID CAP della Borsa Italiana:
  • la quota “libera” restante del 30% deve essere investita tenendo conto delle previsioni generali della normativa in materia di PIR (divieto di concentrazione e divieto di investire in imprese di Stati che non prevedono scambio di informazioni), con l’avvertenza che la liquidità su conti correnti non può eccedere il 20% (contro il 10% del PIR “ordinario”).

Investire in economia reale con il PIR è oggi una opportunità?

Attualmente ci troviamo in un mondo di tassi a zero. La ricerca dell’extra rendimento spinge il risparmio! verso fonti di reddito diverse dal portafoglio tradizionale composto da azioni e obbligazioni, indirizzandolo sempre più verso i mercati privati e, in generale, verso gli asset illiquidi. Tali investimenti, per essere valutati correttamente, richiedono però una forte conoscenza del mercato e la costruzione di competenze tecniche specifiche all’interno del team di asset management (all’interno del quale anche il Dottore Commercialista potrebbe rivestire un ruolo importante per l’individuazione della PMI da collocare all’interno del piano). La percentuale dei PIR “alternativi” che andrebbe inserita in portafoglio varia a seconda delle caratteristiche dell’investitore e delle sue esigenze finanziarie. la percentuale in portafoglio dovrà essere tale da consentire una buona diversificazione in modo da ottenere il giusto equilibrio tra impatto positivo sul rendimento atteso per il risparmiatore ed adeguato profilo di liquidabilità. Nel contesto italiano, l’economia reale è largamente rappresentata dalle PMI, area di investimento attraente dove si possono trovare ritorni interessanti, legati ad alcune peculiarità: si tratta, infatti, di un comparto molto vasto e variegato, in fortissima crescita, caratterizzato da una elevata dinamicità. Tutti gli anni sorgono nuove piccole società che entrano nei listini tramite Ipo, che provengono magari da nuove nicchie di business ad alto potenziale di sviluppo (ma, nel contempo, anche caratterizzate da elevato livello di rischio e da alto tasso di mortalità aziendale). Si tratta di un’area di mercato meno liquida e meno coperta dalle analisi degli esperti, ma proprio per questo ricca di opportunità che possono sorgere dal disallineamento tra il valore delle aziende e il prezzo di mercato. È vero che l’avvento dei PIR ha già in parte contribuito all’incremento del numero di quotazioni nel segmento Aim (alternative investment market) Italia di Borsa Italiana, dedicato alle PMI con alto potenziale di crescita, ma il PIR “alternativo” è oggi un meccanismi ancora nuovo, che il mercato deve comprendere e metabolizzare.